Rinnovo corso antincendio: ogni quanto e quante ore


Fino a qualche anno fa, chi aveva fatto il corso antincendio si trovava spesso in un limbo poco chiaro: la normativa raccomandava un aggiornamento periodico, ma senza fissare scadenze precise, lasciando parecchia discrezionalità (e parecchia confusione) alle aziende. Con il Decreto Ministeriale del 2 settembre 2021 questa incertezza è stata chiusa: oggi esiste una scadenza precisa, uguale per tutti i livelli di rischio, con durate diverse a seconda della complessità del corso iniziale.

La regola generale: ogni 5 anni, per tutti i livelli

L’aggiornamento della formazione antincendio va fatto ogni 5 anni, indipendentemente dal livello — 1, 2 o 3 — a cui appartiene l’addetto. Quello che cambia non è la frequenza, ma la durata del corso di aggiornamento, che è proporzionale a quella del corso iniziale: più il corso di base era lungo e articolato, più ore richiede anche il rinnovo.

Livello Durata corso iniziale Durata aggiornamento (ogni 5 anni)
Livello 1 4 ore 2 ore
Livello 2 8 ore 5 ore
Livello 3 16 ore 8 ore

Per il livello 1, l’aggiornamento consiste interamente in esercitazioni pratiche — i partecipanti ripetono le manovre di utilizzo degli estintori su fuochi controllati — senza una componente teorica obbligatoria separata: un impianto pensato per essere rapido e mirato, coerente con la minore complessità di questa fascia. Vale la pena ricordare che, prima del decreto del 2021, gli addetti di livello 1 non avevano alcun obbligo di aggiornamento: è stata proprio questa riforma a estendere anche a loro una scadenza precisa, dove prima non ce n’era nessuna. Per il livello 2, l’aggiornamento include sia una parte teorica in aula sia esercitazioni pratiche, con una verifica di apprendimento finale. Per il livello 3, la struttura è ancora più articolata, sempre con una componente teorica e una pratica proporzionate alla complessità delle attività coinvolte.

Cosa succede se il rinnovo non viene fatto in tempo

Come per tutti gli altri corsi di sicurezza, anche qui non esiste un periodo di tolleranza dopo la scadenza: un addetto antincendio con l’aggiornamento scaduto perde, agli occhi della normativa, l’idoneità a svolgere quel ruolo. Questo significa che, formalmente, l’azienda si ritrova priva di un addetto qualificato — una situazione che può pesare parecchio in caso di ispezione, e ancora di più in caso di un principio di incendio gestito da una persona la cui formazione non era più aggiornata.

Un dettaglio pratico che vale la pena considerare: parte della formazione di aggiornamento, limitatamente ai contenuti teorici dei livelli 2 e 3, può essere svolta anche tramite videoconferenza sincrona — quindi con un docente collegato in tempo reale, non semplicemente un video da guardare quando capita. Le esercitazioni pratiche, però, restano sempre da fare di persona, per tutti i livelli: non esiste modo di simulare realmente l’uso di un estintore o la gestione di un principio di incendio stando dietro a uno schermo.

Un caso pratico

Immagina una media impresa manifatturiera con un magazzino di materiali e due addetti antincendio di livello 2, formati cinque anni fa. Nel frattempo l’azienda è cresciuta, ha ampliato il magazzino e ha aggiunto un secondo turno di lavoro. Al momento del rinnovo, oltre a completare le 5 ore di aggiornamento per i due addetti già formati, il titolare fa bene a chiedersi se la crescita dell’attività renda opportuno designare anche un terzo addetto per coprire il nuovo turno — l’aggiornamento è un buon momento per rivalutare non solo la formazione delle persone già coinvolte, ma anche l’adeguatezza del numero complessivo di addetti rispetto alla situazione attuale dell’azienda, che nel frattempo può essere cambiata parecchio rispetto a cinque anni prima.

Un altro scenario comune: un’azienda che negli anni ha sostituito parte del personale designato, magari perché chi era stato formato inizialmente ha cambiato lavoro. In questo caso non si tratta più di un semplice rinnovo, ma di una nuova designazione con formazione completa da zero per la persona subentrata — l’aggiornamento riguarda solo chi ha già completato il corso iniziale, non chi arriva ex novo, anche se prende il posto di qualcuno che era già formato. Capita spesso che questo passaggio venga gestito male proprio perché ci si concentra sulle scadenze di chi è già in organico, dimenticando che una nuova assunzione riparte sempre dal corso completo, indipendentemente da quanti altri colleghi con lo stesso ruolo siano già regolarmente formati e aggiornati da tempo.

Chi può erogare l’aggiornamento

Come per la formazione iniziale, anche l’aggiornamento deve essere erogato da un soggetto formativo autorizzato — un ente accreditato dalla Regione, un organismo paritetico di settore, o le altre categorie di soggetti formatori previste dalla normativa, di cui abbiamo parlato in un altro articolo dedicato proprio a come riconoscerli. Un aggiornamento fatto con un ente non accreditato produce esattamente lo stesso problema di un corso iniziale irregolare: l’attestato esiste materialmente, ma non ha alcun valore davanti alla legge, ed è come se l’addetto non avesse mai rinnovato nulla. Vale quindi la pena applicare lo stesso controllo — verifica del numero di accreditamento, tracciamento reale delle presenze, disponibilità di un tutor per le eventuali parti in videoconferenza — anche quando si tratta “solo” di un rinnovo e non di un corso completo da zero.

Come non perdere la scadenza

Trattandosi di un ciclo lungo — cinque anni sono un tempo in cui in azienda cambia facilmente tutto, dai turni al personale alle stesse persone al vertice — il rischio concreto è semplicemente dimenticarsene. Tenere traccia della data dell’ultimo corso o aggiornamento di ciascun addetto, magari nello stesso registro dove si segnano le altre scadenze formative dell’azienda (lavoratori, preposti, primo soccorso), è il modo più semplice per evitare di ritrovarsi con un addetto scaduto senza essersene accorti. Vale anche la pena, quando arriva il momento del rinnovo, verificare se nel frattempo sono cambiate le caratteristiche dei locali o dell’attività: un ampliamento, una ristrutturazione o l’introduzione di nuovi materiali potrebbero far scattare il passaggio a un livello di rischio superiore rispetto a quello su cui l’addetto era stato originariamente formato, rendendo necessario un percorso diverso dal semplice aggiornamento.

Un accorgimento che semplifica parecchio la gestione, soprattutto se in azienda ci sono più figure con scadenze diverse, è impostare promemoria con un margine di anticipo di almeno 60-90 giorni rispetto a ogni scadenza, non ridursi a controllare solo quando si ricorda per caso. Alcuni enti formativi inviano avvisi automatici ai propri clienti quando si avvicina una scadenza che hanno registrato loro stessi al momento del corso precedente: se il tuo ente lo offre, vale la pena chiederlo esplicitamente, perché toglie dalle spalle del titolare una parte del carico di monitoraggio. Se invece nessuno se ne occupa per te, un promemoria segnato con il dovuto anticipo su un calendario condiviso — anche il più semplice — resta comunque preferibile a scoprire la scadenza passata solo quando arriva un’ispezione o, peggio, durante un’emergenza reale in cui ci si accorge che l’addetto designato non era più formalmente idoneo.


Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza specialistica in materia di prevenzione incendi. Per verificare le scadenze specifiche dei tuoi addetti antincendio, rivolgiti a un consulente qualificato o al tuo RSPP.