Addetto primo soccorso: quanti servono in azienda
Chiunque cerchi una risposta numerica precisa a questa domanda resterà un po’ deluso: la normativa non fissa un numero fisso di addetti al primo soccorso da avere in azienda, né in base ai dipendenti né in base al settore. Quello che chiede, testualmente, è che il numero sia “adeguato e sufficiente” — una formula che lascia margine di valutazione al datore di lavoro, ma che in pratica si traduce in alcuni criteri piuttosto concreti da seguire.
Perché non esiste una tabella con i numeri
L’articolo 45 del Decreto Legislativo 81/08 affida al datore di lavoro l’organizzazione del servizio di primo soccorso, tenendo conto della natura dell’attività e delle dimensioni dell’azienda. Il Decreto Ministeriale 388/2003, che disciplina nel dettaglio la materia, non aggiunge una soglia numerica precisa: la scelta va calibrata caso per caso. Questo perché due aziende con lo stesso numero di dipendenti possono avere esigenze molto diverse — pensa alla differenza tra un ufficio con dieci impiegati che lavorano tutti nella stessa fascia oraria, e un piccolo laboratorio con dieci operai distribuiti su due turni, in reparti diversi dello stesso capannone.
Il criterio che conta davvero: la copertura, non il conteggio
Il principio guida non è “quante persone lavorano qui”, ma “in ogni momento in cui l’azienda è operativa, c’è sempre almeno un addetto formato presente?”. Questo significa che il numero minimo di addetti dipende da una serie di fattori concreti: quanti turni di lavoro ci sono, se l’azienda opera su più sedi o reparti separati, quante persone sono normalmente presenti (compresi visitatori o clienti, nei settori dove è rilevante), e come si gestiscono le assenze prevedibili — ferie, malattie, trasferte — che potrebbero lasciare temporaneamente scoperto un turno.
Proprio per questo, avere un solo addetto formato in azienda è quasi sempre una scelta rischiosa, anche quando numericamente potrebbe sembrare sufficiente: basta che quella persona sia assente il giorno sbagliato, e l’azienda si ritrova di fatto scoperta, anche se sulla carta un addetto designato esiste. La prassi diffusa tra i consulenti del settore è quindi di consigliare almeno due addetti anche nelle realtà più piccole, e tre o quattro in presenza di turni multipli o sedi diverse.
Alcuni scenari concreti
Vediamo come cambia la valutazione a seconda del contesto:
| Situazione aziendale | Indicazione pratica |
|---|---|
| Piccolo ufficio, un solo turno, tutti presenti insieme | Almeno 1 addetto, meglio 2 per coprire ferie e malattie |
| Azienda con due turni di lavoro | Almeno 1 addetto per turno, quindi minimo 2 in totale |
| Azienda su più sedi o reparti separati | Almeno 1 addetto per ciascuna sede o reparto |
| Cantiere edile (tipicamente Gruppo A) | Presenza pressoché costante di un addetto, vista la maggiore probabilità di infortunio |
| Attività su più piani o aree distanti tra loro | Un addetto per area, per garantire un intervento rapido |
Un caso pratico
Prendiamo una piccola azienda manifatturiera con dodici dipendenti, organizzata su due turni — mattina e pomeriggio — con un capannone di produzione e un ufficio amministrativo in un edificio separato a poche decine di metri. Formare un solo addetto, magari uno degli impiegati d’ufficio del turno di mattina, lascerebbe scoperti sia il turno pomeridiano sia l’area produttiva, che è anche quella dove il rischio di infortunio è più concreto. Una soluzione più sensata sarebbe formare almeno un addetto per ciascun turno e, idealmente, uno anche nell’area di produzione separata dall’ufficio — quindi tre o quattro persone complessivamente, non una sola, pur trattandosi di un’azienda di dimensioni comunque contenute.
Cosa considerare quando si decide il numero
Un aspetto che spesso si trascura è che gli addetti al primo soccorso, come qualsiasi altro lavoratore, possono lasciare l’azienda, cambiare mansione, o semplicemente essere assenti per un periodo prolungato. Avere un solo addetto formato significa anche restare scoperti nel momento in cui quella persona si dimette o va in maternità per mesi, con il rischio di dover organizzare un corso in fretta e furia quando ormai il problema è già concreto. Formare qualche persona in più rispetto al minimo indispensabile, anche solo come “riserva”, è spesso una scelta più sensata sul lungo periodo rispetto a inseguire lo stretto necessario.
Vale anche la pena considerare il fattore stagionale, per le attività che lo prevedono: un’azienda che raddoppia il personale durante i mesi estivi, per esempio uno stabilimento balneare o un ristorante turistico, non può ragionare sul numero di addetti calcolato per il personale ridotto della bassa stagione. Se il picco stagionale comporta più turni, più persone presenti contemporaneamente e magari anche un’area esterna (spiaggia, dehors) da coprire, il numero di addetti va rivalutato di conseguenza per quel periodo specifico, anche se per il resto dell’anno la situazione è molto più semplice da gestire con una sola persona formata.
Dove documentare la scelta, e cosa rischi se non lo fai
Un errore comune è decidere il numero di addetti “a sensazione”, senza lasciarne traccia scritta da nessuna parte. È invece una buona pratica riportare nel Documento di Valutazione dei Rischi non solo il gruppo di appartenenza dell’azienda, ma anche il ragionamento seguito per arrivare a quel numero specifico di addetti — quanti turni, quante sedi, quale margine si è scelto di lasciare per le assenze. Questo non è solo un esercizio di ordine burocratico: se durante un’ispezione emerge che l’azienda aveva un solo addetto designato a fronte di due turni di lavoro, la mancanza di un ragionamento documentato rende molto più difficile sostenere che la scelta fosse comunque adeguata, anche se nella pratica non si era mai verificato un problema concreto.
Le conseguenze di una copertura insufficiente non sono solo teoriche. Se durante un turno scoperto si verifica un infortunio e nessuno degli addetti designati è presente per intervenire, la valutazione delle responsabilità del datore di lavoro tiene conto proprio dell’adeguatezza organizzativa del servizio di primo soccorso — un aspetto distinto, ma altrettanto rilevante, rispetto alla semplice esistenza di un attestato di formazione. Un’organizzazione che sulla carta rispetta la lettera della norma (un addetto designato, un attestato in regola) ma che nella pratica lascia sistematicamente scoperti certi turni o certe aree, espone comunque l’azienda a un rischio concreto, anche se formalmente qualcosa “è stato fatto” e risulta scritto nero su bianco nei documenti aziendali.
Un’ultima considerazione pratica: la scelta del numero di addetti non va fatta una volta per tutte e poi dimenticata. Se l’azienda cresce, apre una nuova sede, introduce un turno notturno o cambia l’organizzazione del lavoro, vale la pena rivedere anche l’adeguatezza del numero di addetti al primo soccorso — è un controllo che si può fare comodamente in occasione dell’aggiornamento triennale della formazione, un momento naturale per fare il punto sulla situazione. Lo stesso vale se cambia il gruppo di appartenenza dell’azienda (A, B o C, di cui abbiamo parlato in un altro articolo): un passaggio di gruppo è spesso anche l’occasione giusta per chiedersi se il numero di addetti formati fino a quel momento sia ancora adeguato alla nuova situazione.
Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza specialistica in materia di sicurezza sul lavoro. Per valutare il numero di addetti adeguato alla tua azienda, rivolgiti a un consulente qualificato o al tuo RSPP.